Buonasera,
dopo aver recensito l’anno scorso il romanzo She Shakespeare di Eliselle, oggi vi volevo parlare del suo sequel: She Shakespeare. Il mondo è un palcoscenico. Questa serie di libri si basa sulla teoria che il famoso scrittore William Shakespeare fosse in realtà una donna, Judith Shakespeare, sotto mentite spoglie.

Nel romanzo precedente la giovane Judith Shakespeare, ragazza inglese del Cinquecento, desidera ardentemente studiare e conoscere il mondo attorno a lei. La scuola del paese di Stratford, come tutte le altre all’epoca, però, è aperta solo ai maschi: Judith allora, grazie alla complicità della madre e della zia, decide di vestirsi da ragazzo e si presenta in classe col nome di William.
Finalmente Judith si sente libera di essere e di conoscere, finché il suo travestimento non viene scoperto: a questo punto la ragazza, consapevole di aver gettato vergogna e problemi su tutta la sua famiglia, decide di fuggire dal villaggio, sperando che prima o poi la sua vicenda sarebbe stata dimenticata. E’ qui che lasciamo la storia alla fine del primo volume ed è dove questo romanzo la riprende.
Judith, ormai adolescente, passa diversi anni girovagando per l’Europa cinquecentesca; prima attrice in una compagnia teatrale itinerante, poi precettrice, poi ancora scrittrice di teatro, cerca di realizzare il suo sogno di sempre: stabilirsi a Londra, culla della cultura e del teatro dell’epoca, per entrare professionalmente in quell’ambiente e magari, un giorno, scrivere qualcosa per la regina Elisabetta.
Per muoversi in quel mondo e poter lavorare, però, Judith è sempre costretta a portare gli abiti maschili e presentarsi col nome di William Shakespeare: se qualcuno scoprisse la sua vera identità, susciterebbe un nuovo scandalo come quello che l’ha costretta ad allontanarsi da Stratford. Non mancano però le volte in cui la ragazza vorrebbe assecondare la sua natura femminile e mostrarsi come è davvero, ma il timore di essere scoperta la blocca.
Questo romanzo affronta le età più difficili per Judith: l’adolescenza e la giovinezza, che la ragazza è costretta a trascorrere senza una casa fissa e senza la sua famiglia, tra mille difficoltà e inquietudini. Nonostante ciò, Judith non si abbatte mai e trova conforto nella scrittura, che diventa la sua principale occupazione e obiettivo.
Il romanzo, nonostante i temi trattati siano comunque complessi, è scorrevole, leggero ma non banale. La scrittura è semplice e fluente; i personaggi sono numerosi, ma ognuno è ben delineato nelle sue caratteristiche. In particolare, mi è piaciuta molto l’ambientazione rinascimentale, che evidenzia pregi e difetti di quest’epoca, tra cui la competitività nel mondo teatrale.
Quindi, questo libro, come il volume precedente, è perfetto per chi vuole dedicarsi a una lettura profonda ma non troppo impegnativa, a chi vuol farsi un’idea della vita quotidiana in quel contesto storico-culturale, e in generale a chiunque abbia voglia di leggersi qualcosa di ispirante.
Leggi anche la recensione del primo volume:
She Shakespeare: la scrittrice travestita

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